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Si deve ritenere che a partire dal conferimento del mandato, anche prima della conclusione della convenzione di negoziazione assistita e poi durante tutto il corso della procedura di negoziazione assistita, l'avvocato abbia il dovere di sollecitare, dissuadere e informare il cliente, rappresentandogli tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, che ostino al raggiungimento del risultato o creino il rischio di effetti dannosi.  Pare, infatti, che l'insegnamento della Cassazione circa i doveri dell'avvocato nei confronti del cliente (da ultimo ribadito in sentenza n. 6782/2015) debba riguardare anche l'attività correlata alla preparazione e poi allo svolgimento della negoziazione assistita da uno o più avvocati.

Si legge nella sentenza della Cassazione n. 6782/2015: "Nelle prestazioni rese nell'esercizio di attività professionali al professionista è richiesta la diligenza corrispondente alla natura dell'attività esercitata ... (continua cliccando su "Leggi tutto")

 

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 (art. 1176 c.c., comma 2), vale a dire è richiesta una diligenza qualificata dalla perizia e dall'impiego di strumenti tecnici adeguati al tipo di prestazione dovuta. La valutazione dell'esattezza delle prestazioni da parte del professionista, naturalmente, varia secondo il tipo di professione. Per gli avvocati, la responsabilità professionale deriva dall'obbligo  (art. 1176 c.c., comma 2, e art. 2236 c.c.) di assolvere, sia all'atto del conferimento del mandato, che nel corso dello svolgimento del rapporto, (anche) ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, ai quali sono tenuti nel rappresentare tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di chiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; a sconsigliarlo dall'intraprendere o proseguire un giudizio dall'esito probabilmente sfavorevole (Cass. 30 luglio 2004, n. 14597). Il problema si è già posto con riferimento alle ipotesi di inadeguata o insufficiente attività come difensore, per omissione di impugnazioni, ecc., o nella violazione di regole ricavabili dal codice deontologico, come quelle del mancato assolvimento dell'obbligo di dare al cliente le informazioni chieste e della violazione del segreto professionale (Cass. 23 marzo 1994, n. 2701)."

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